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CAMPIONI DEL MONDO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!







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IL MIO AMICO ANTONIO VISICCHIO CON GIANNI ALEMANNO A RUVO DI PUGLIA IN OCCASIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE AMMINISTRATIVE DEL 2003



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Referendum 2006





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Il 28 e il 29 Maggio, sulla SCHEDA VERDE fai una croce sul simbolo UDC e scrivi il nome del CANDIDATO PIU' GIOVANE DI TUTTA TORINO: BOGGERO .




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29 settembre 2006

TELECOM DI TUTTI I GIORNI

Torno a scrivere dopo oltre un mese di silenzio realizzando che, nonostante lo scorrer del tempo e il susseguirsi di eventi più o meno significativi, gli argomenti su cui dibattere sono pressoché gli stessi e la denuncia nei confronti di una politica sempre più ipocrita e meschina possono sembrare superflui e anche molto noiosi.

Certo non mi obbliga nessuno a riprendere in mano il mio blog; ma allo stesso tempo non riesco a comprendere come possano esistere in Italia persone con una mente pensante che credano ancora alle favolette di individui che, nell’arco di pochi mesi abbiano avuto la sfrontatezza di stravolgere l’intero contenuto di un programma in base al quale sono stati eletti.

Pertanto, nonostante le mie perplessità, spero di riuscire a suscitare almeno in qualcuno una riflessione su ciò che sta accadendo in Italia e sul caos di principio e contenuto che la nuova classe politica ci trasmette.

C’è qualcuno che è capace di fare così tanta dietrologia, da sostenere che le torri gemelle siano state rase al suolo dagli americani per realizzare un presunto disegno strategico volto ad attaccare il Medio Oriente per un mero interesse economico.

Io voglio rivolgermi a tali “dietrologi” e chieder loro cosa pensano e che idea si siano fatti del caso Telecom e delle implicazioni del Governo nella vicenda.

Prodi che riferisce in Parlamento affermando di non essere stato informato sui fatti (in particolare sullo scorporo di TIM da TELECOM) sembra tanto un bambino pescato dalla madre con le mani nella marmellata mentre si lecca le dita per nascondere ogni prova della marachella appena compiuta.

Il problema è che le prove ci sono eccome!!!

C’è l’articolo sul Messaggero, i comunicati usciti da Palazzo Chigi, e le parole di Tronchetti, che sembrano smentire senza possibilità di appello le dichiarazioni del nostro presidente.

Ma soprattutto c’è il coinvolgimento di Rovati, consigliere economico del premier.

 Si tratta di un documento che è stato inviato a Tronchetti, su carta intestata a Palazzo Chigi, in cui il riassetto Telecom si basa sull'intervento della Cassa depositi e prestiti, cioè su un sostanziale intervento pubblico.

Il signor Prodi allora dovrebbe spiegare cosa significa per lui fare politica.

L’etimologia del termine è chiara, deriva da polis e  rimanda all' arte del governare la città, nel senso di gestione della cosa pubblica e quindi alla promozione e difesa del bene comune e delle norme del vivere civile e alla tutela dei diritti e al rispetto dei doveri, nonché alla risposta delle esigenze essenziali del cittadino.

Ma forse lui non lo sa; pensa che la politica consista nel fare affari con aziende PRIVATE, per il soddisfacimento di bisogni PERSONALI.

Questa volta per fortuna gli è andata male… non possiamo far altro che rallegrarcene.

 

 

                                                                                           Il grande gabbiano.




permalink | inviato da il 29/9/2006 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

12 luglio 2006

CASO ZIZOU

Manca ormai solo mezz’ora …tutti sapremo la verità di Zinedine Zidane e cosa possa averlo spinto ad un simile gesto, proprio nella serata in cui doveva essere celebrata l’uscita di scena di un grande campione.

Nell’attesa la stampa internazionale non si è lasciata sfuggire l’occasione di avanzare le ipotesi più disparate con l’unico fine: inficiare la vittoria dell’Italia al mondiale e continuare a distruggere l’immagine di “questi parassiti e mammoni italiani”.

Un giornale tedesco ha addirittura avanzato l’ipotesi di una revoca della coppa all’Italia come provvedimento disciplinare della FIFA per le gravi offese che Materazzi avrebbe fatto a Zizou (di quali siano queste offese, però, ancora nessuno ne è a conoscenza e forse non lo sapremo mai).

Fatto sta che la stampa è riuscita a trasformare il carnefice in vittima ed a giustificare la caduta di stile di un grande del calcio mondiale, sulla base di ipotesi ed illazioni che fondano le loro basi sul nulla assoluto.

Al folle gesto del figlio, poi, si è aggiunta anche la toccante dichiarazione della madre che, con una finezza che non ha limiti, avrebbe affermato: “Se Materazzi ha detto veramente certe cose, voglio i suoi testicoli su un piatto.”.

Quando si dice:  “talis mater, talis filius”…

Mi auguro soltanto che Zizou faccia la sua dichiarazione placando la polemica e chiedendo scusa a tutti coloro che domenica sera hanno guardato la finale mondiale.

Quello che ha fatto, infatti, non può essere giustificato da nessun tipo di provocazione, per quanto grave possa essere.

Questo il mio modesto parere.

                                                                                 Il grande gabbiano




permalink | inviato da il 12/7/2006 alle 19:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

12 luglio 2006

9 luglio 2006... CAMPIONI DEL MONDOOO..........


CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOO



Gattuso sembra un innamorato davanti alla coppa. Ansa

Esempio seguito dagli altri azzurri. Ap


E lo fa Cannavaro. Ansa


GRAZIE RAGAZZI, CI AVETE REGALATO EMOZIONI FORTISSIME E SOPRATTUTTO AVETE RIPORTATO LA COPPA IN ITALIA DOPO 24 ANNI!!!
CE L'AVETE FATTA A DISPETTO DI TUTTO E DI TUTTI NON LASCIANDOVI MINIMAMENTE TOCCARE DA TUTTE LE INUTILI POLEMICHE FATTE SU DI VOI...
FORZA ITALIA E FORZA AZZURRI SEMPRE...

                                                          




permalink | inviato da il 12/7/2006 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

5 luglio 2006

PERSECUZIONI SINISTRE

L’Italia intera è senza parole per l’arresto del direttore delle operazioni del Sismi, Marco Mancini.

Pare che quest’ uomo, cui dobbiamo tanto per le liberazioni di numerosi dei nostri soldati in Iraq; si sia macchiato di un “crimine gravissimo”. E’ accusato di aver partecipato al sequestro di quel brav’uomo di Abu Omar, l’imam di una delle tante moschee che appestano le nostre città; a farla breve uno dei tanti pericolosi terroristi che hanno colonizzato l’Europa.

Inevitabile il coro di tutti i leaders della coalizione di centro sinistra che non perdono occasione per attaccare i loro avversari su ogni fronte. Figuriamoci se si facevano scappare un’occasione così ghiotta, cioè quella di blaterare su possibili implicazioni del governo uscente nel sequestro.

Beh, ma ormai lo sanno tutti che noi simpatizziamo per i poveri terroristi che si fanno esplodere qua e là, e non perdiamo invece occasione per perseguitare chiunque cerchi di combatterli.

Sono preoccupata per me stessa… sono sempre stata una liberale, ma quello che sta accadendo da due mesi a questa parte sta tirando fuori il mio lato estremista.

Basta, sono stanca di questi analfabeti che parlano a sproposito dalla mattina alla. sera, non li sopporto più.

Odio la giustizia italiana e i PM comunisti – antiamericani, che colpiscono dove non dovrebbero ed invece lasciano via libera ai criminali, con il pieno sostegno delle attuali forze politiche di maggioranza.

Odio chi sta dalla parte dei terroristi, trattandoli come dei poveri resistenti che sono stati usurpati di non so cosa da noi mostri occidentali.

Odio le manifestazioni pacifiste e le bandiere arcobaleno, le brucerei tutte in un unico fuoco.

Odio i musulmani che girano per le strade e che ti guardano con la loro faccia da maniaci, odio il fatto che a Milano dopo un certo orario non conviene uscire da soli per colpa loro.

Odio chi mi tocca il crocifisso e che mi dice che nei luoghi pubblici della Mia nazione io debba esporre simboli islamici; che se ne tornino tutti da dove son venuti!!!

Odio vedere le donne col burka in giro per Roma…se noi occidentali in Medio Oriente dobbiamo adeguarci ai loro costumi, allora qui in Italia loro dovrebbero adeguarsi ai nostri.

Ma voglio ancora una volta ringraziare la magistratura, con questo arresto ha dato un vero contributo al terrorismo interno ed internazionale.

 

                                                                                              Il grande gabbiano




permalink | inviato da il 5/7/2006 alle 19:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

23 giugno 2006

BERTINOTTI FA IL BRILLANTE CON I NOSTRI SOLDI


Solo tre settimane al mese di lavoro per deputati e senatori.
Parlamentari meno occupati ma con lo stesso stipendio: l’idea stravagante dell’ex leader sindacale


Troppa fatica per i parlamentari. Bisogna farli lavorare meno, ha pensato il neo presidente della Camera Fausto Bertinotti. E così per deputati e senatori il mese lavorativo sarà solo di tre settimane. A parità di stipendio, naturalmente. Ecco la differenza tra il progetto politico dell’Unione e quello della Casa della libertà: il primo punta ad aumentare le spese di mantenimento della politica e dell’amministrazione, il secondo invece propone una razionalizzazione e un risparmio che poi andrà a ripercuotersi sulle tasche dei cittadini. Il governo dell’Unione diminuisce le giornate di lavoro dei parlamentari a parità di costo, il progetto della Cdl mira a ridurre il numero dei rappresentati eletti dai cittadini a fronte di un risparmio di spesa. Sono punti di vista diametralmente opposti. Non a caso il referendum del 25 e 26 giugno, che tra l’altro sottopone al parere dei cittadini proprio una riduzione dell’esercito che vivacchia nelle Camere, è osteggiato da quelle forze politiche che vivono sulla proliferazione delle poltrone da occupare.
Romano Prodi, memore di quello che gli accadde nel 1998 - quando dovette dimettersi dalla presidenza del Consiglio proprio per l’impuntatura del subcomandante Fausto sulla riduzione delle ore lavorative a 35 settimanali - sembra non abbia battuto ciglio su questa novità di Bertinotti. Ma la trovata dell’ex segretario di Rifondazione comunista non passerà senza ripercussioni. Prodi, infatti, dovrà spiegare come si sposano i suoi annunci elettorali di austerity - tagli a staff, consulenze e scorte - con questa “bertinotteide” che, riducendeno le ore di lavoro punta al mantenimento delle prebende. Mandando appunto a farsi benedire mezza campagna elettorale dell’Unione.
Il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio Luciano Violante, ha battezzato l’iniziativa con il nome di «mese corto», con la nobile motivazione di rendere effettivo il diritto di ogni parlamentare a seguire di persona il proprio collegio, raccogliendo le richieste e gli umori dell’elettorato.
Peccato che la novità del «mese corto» si aggiunga alla già cortissima settimana dei parlamentari italiani. Il lavoro degli eletti nelle due Camere, notoriamente, comincia martedì e finisce venerdì mattina se non giovedì pomeriggio.Tre settimane di lavoro mensili per un deputato diventano dieci giorni su trenta. Che l’idea di bertinotti nasconda un invito al riposo per i politici stressati? No, visto che le ferie obbligate sono già previste da un regolamento della Camera, che il leader di Rifondazione comunista intende applicare per permettere agli eletti all’estero di rientrare nei propri collegi elettorali. Principio che già stava alla base del week-end lungo di cui i parlamentari hanno sempre goduto, e che ora regolamenterà il diritto di tornare a casa anche per chi deve percorrere migliaia di chilometri.
Sotto l’aspetto monetario, lo stipendio mensile di un deputato è di 15.236 euro al mese che, per 14 giorni di lavoro mensili fanno 1.008 euro al giorno. Con le nuove ferie di una settimana, un deputato lavorerà solo dieci giorni al mese, ma il suo stipendio rimarrà intatto. Risultato: il guadagno giornaliero salirà a oltre 1.451 euro. Sette giorni di lavoro in meno, per recuperare, in proporzione, il 33% in più nello stipendio. C’è qualche lavoratore che può godere di queste condizioni di favore e di stipendio?
«La Camera lavorerà tre settimane ma in modo più intenso», ha precisato ieri Pier Vincenzo Porcacchia, capo ufficio stampa della Camera, per frenare le polemiche che stavano crescendo vertiginosamente. «L’ipotesi che il presidente della Camera Bertinotti intende sottoporre alla conferenza dei capigruppo ha questo duplice obiettivo - ha spiegato Porcacchia - razionalizzare il calendario dei lavori e consentire ai deputati di avere un proficuo rapporto con il collegio, che è condizione necessaria per l’esercizio del mandato. Questa seconda esigenza è particolarmente avvertita nell’attuale legislatura per la presenza dei deputati eletti nella circoscrizione estero. Secondo l’ipotesi esaminata con i presidenti delle commissioni permanenti non si verrebbe a determinare alcun alleggerimento dell’agenda in quanto, nelle tre settimane, i lavori parlamentari si svolgerebbero dal lunedì mattina al venerdì sera, con una notevole intensificazione rispetto alle precedenti legislature».
Non contento dell’intervento del suo ufficio stampa, il presidente della Camera è intervenuto personalmente per fornire spiegazioni. L’esigenza di «accorciare» il mese lavorativo della Camera è condivisa da tutti i gruppi parlamentari ed è stata formulata, in particolar modo, dai parlamentari eletti nella circoscrizione esteri, ha puntualizzato Bertinotti. «Mi pare incredibile che si voglia dare il voto agli italiani all’estero e poi ignorare totalmente le richieste dei loro rappresentanti. Invece noi abbiamo ascoltato le loro richieste». Già nella scorsa legislatura, ha proseguito Bertinotti, «il regolamento prevedeva una settimana libera. Noi abbiamo pensato, e di questo discuteremo nella conferenza dei capigruppo, che questa istanza, proveniente dalla circoscrizione esteri, poteva essere raccolta allungando le giornate di lavoro della Camera dei deputati nel corso delle settimane, passando da 4 a 5 giorni, in modo da poter così accogliere una richiesta importante affinchè le Commissioni avessero più spazio per poter lavorare e discutere, rendendo più semplice il lavoro dell’Aula. Questa - ha precisato - è una richiesta di tutti i gruppi parlamentari. Per altro mi piacerebbe che le comparazioni con altri parlamenti, venissero fatte con rigore scientifico e invito a fare questo raffronto -ha concluso Bertinotti - ad esempio con il calendario dei lavori del Parlamento europeo».

Toni Mirabile da La Padania

 

Ma cosa c’è sotto?

In realtà pare che lo scopo sia quello di mettere una toppa alle inevitabili difficoltà di questo Governo a trovare un accordo su qualsiasi provvedimento oggetto di votazione parlamentare.

In questo modo si risolve il problema alla radice: si fa in modo che il Parlamento non voti.

La logica alla base del machiavellico piano è quello di riunire il Parlamento solo per i voti di fiducia, programmati con ampio anticipo, in modo tale che non possano esserci sorprese dell’ultimo minuto e si garantisca la presenza di tutti i parlamentari.

Eh si, con tutte le lotte intestine che ci sono, l’assenza di un solo onorevole potrebbe costar cara al governicchio.

La cosa più grave di tutte, però, è che questa strategia sia stata messa in piedi dal sub comandante Fausto, proprio lui che ha voluto festeggiare la sua nomina in fabbrica con gli operai perché dall’alto dei suoi numerosi milioni di euro si sente uno di loro. Cosa diranno i suoi lavoratori che si ammazzano dalla mattina alla sera per portare a casa un modesto stipendio adesso che lui ha deciso che i poveri parlamentari si stancano troppo ad occupare per un mese intero le aule delle rispettive sedi che consentono loro di guadagnare fior fior di milioni?

Come mai dalle sue sgangherate filosofie sulla redistribuzione del reddito tra ricchi e poveri la classe politica dovrebbe esserne esente?

Spero che la gente si svegli e la smetta di credere all’integrità politica e morale di certa gente che si riempie la bocca di belle parole, plagiando le masse per fare i propri porci comodi.

 

                                                                           Il grande gabbiano.

 

 




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17 giugno 2006

«MACCHÉ ACCORDO SULL’AFGHANISTAN, PRODI RISCHIA»

«Al Senato non siamo 3 o 4 a votare no alla missione in Afghanistan, ma dieci o venti sicuri. Se poi arriva il sostegno dei folliniani sarebbe una sconfitta dell'Unione e saremmo di fronte a una nuova maggioranza e agli albori di una crisi di governo». Il senatore Gigi Malabarba rappresenta la sinistra interna a Rifondazione (Sinistra Critica), ma lo scenario che delinea non è poi tanto apocalittico qualora i tre partiti che hanno sempre votato no alle missioni militari - Pdci, Verdi e Rifondazione - mantenessero coerenza con il passato. E così mentre la diplomazia del Prc con il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore sta pensando a un documento comune per risolvere il nodo-Kabul e arrivare al voto del decreto di rifinanziamento evitando la spada di Damocle della fiducia, c'è chi scuote la testa e afferma: «Questa missione non la voto», come il senatore Verde Mauro Bulgarelli che spiega di parlare così «perché io ho una brutta malattia, la coerenza. Io ho sempre votato contro le missioni, non capisco perché all'opposizione andava bene, e adesso no...». C'è una società civile «che non può essere tradita, e che è stata «capace di portare in piazza 3 milioni di persone».
La questione in realtà è ancora più complessa perché all'interno della stessa Rifondazione c'è appunto l'ala più «concertante», rappresentata dai capigruppo Migliore e Russo Spena e alcuni singoli che insistono col dire che «un documento di accompagnamento al decreto di rifinanziamento rappresenterebbe una foglia di fico»,

riflette Malabarba. Il presidente dei senatori Russo Spena invece è cauto: «È prematuro parlare di indicazioni di voto perché c'è da svolgere un percorso di discussione». Prova dei mal di pancia interni è il fatto che oggi, al comitato politico nazionale del partito, le due ale di sinistra del Prc, Essere Comunisti e Sinistra Critica, presenteranno due documenti molto critici sui primi 30 giorni del governo Prodi, in testa il caso Afghanistan e a seguire il siluramento di Lidia Menapace dalla presidenza della commissione Difesa al Senato.

Gli ostacoli maggiori per il governo sull'Afghanistan saranno proprio a palazzo Madama, dove il Pdci voterà la missione solo con il ricatto della fiducia al governo Prodi, e così anche i Verdi, se la mozione non sarà per il ritiro: «Noi daremo un sostegno alla missione in Afghanistan solo nel quadro di una fiducia»», chiarisce Jacopo Venier, responsabile Esteri dei Comunisti Italiani. Il Pdci punterà in alto nel lavoro di scrittura della mozione: «Siamo rimasti scottati e feriti dall'esperienza del Kosovo.

Cercheremo di insistere solo sulla soluzione del ritiro».

Oltre alle lacerazioni interne, al Senato ci sono poi i problemi di coscienza di alcune new entry, come Franca Rame, che trova «molto difficile» votare per una missione «di guerra» e contro l'amico medico Gino Strada. Tra i senatori a vita è già uscito allo scoperto il presidente emerito Francesco Cossiga: si asterrà dal voto sulle missioni anche se si definisce «l'uomo dei missili», perché «proprio non comprendo questo capitolo della politica del governo di centrosinistra».

Secondo Bulgarelli al tavolo della faticosa trattativa sulla mozione dovrebbero sedere anche «rappresentanti della società civile». In caso di voto di fiducia «sarebbe diverso perché scatterebbe una valutazione a 360 gradi sul governo Prodi» e dunque il voto non sarebbe in dubbio ma, conclude il senatore dei Verdi, «non vorrei che i primi cento giorni del governo Prodi abbiano la macchia della missione afghana». Il ritiro deve essere «messo nero su bianco con molta chiarezza».
Per il senatore Malabarba,

la fiducia «rappresenterebbe comunque una sconfitta e l'inizio di un processo di crisi, che potrebbe proseguire con il Dpef, con l'apertura della maggioranza al centro verso una Grosse Koalition. O si rischia di continuare a porre la fiducia e come si dice non si mangia il panettone a Natale, o qualcosa deve cambiare. Verso sinistra».

 

Emanuela Fontana da Il Giornale

 

Stiamo offrendo davvero una bella immagine dell’Italia nel mondo.

Per me è già assurdo il solo dialogo sulla nostra presenza in una missione che è sotto comando della Nato e che abbiamo il dovere di appoggiare in quanto siamo lì ,su mandato dell’ONU.

Comunque non possiamo far altro che aspettare il corso degli eventi per capire come sbroglieranno la matassa e come farà Prodi questa volta a tener testa ai suoi alleati.

E menomale che il nostro premier aveva detto di voler recuperare la centralità dell’Europa e quella dell’Italia al suo interno; inizia proprio bene.

Con una politica estera fallimentare su tutta la linea stiamo perdendo ogni credibilità agli occhi dell’Europa e del mondo e sta andando in fumo il lavoro di cinque anni di un governo, che è stato che, tra gli altri, ha avuto il merito di dare all’Italia una voce frutto della stima che ci eravamo accaparrati  in Europa e nel mondo.

Adesso ci avviamo a perdere tutto… che dire… complimenti a loro.

 

                                                                Il Grande Gabbiano

 




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13 giugno 2006

L’ITALIA CHE NON CI PIACE

La fondazione del partito dei pedofili in Olanda ha lasciato in tutti noi un sensazione di disgusto e di impotenza nei confronti di una nazione che ha iniziato anni addietro il suo cammino verso la degenerazione e la caduta di tutti i valori di una sana vita sociale.
Purtroppo questo è solo l’atto finale di un lungo percorso di una società che agli occhi del mondo intero è sempre apparsa come “moderna” e “avanzata”.
Ricordo, ai tempi del liceo, la mitizzazione di Amsterdam dalla quasi totalità degli adolescenti, in quanto terra libera e aperta, dove le piantine di cannabis si vendevano per strada, i gay potevano sposarsi liberamente e la ricerca scientifica era sempre al top, e chissenefrega dei diritti dell’embrione e di tutte ste cazzate che predichiamo noi cattolici.
E’ passato ormai del tempo ma il mito olandese, come spinta verso la modernizzazione è ancora vivo e vegeto in quasi tutte le nazioni europee.
Ma facciamo un salto geografico e analizziamo ciò che sta accadendo oggi nella nostra nazione.
Gran parte dei fiduciosi (e ingenui) votanti si aspettavano sin dai primi giorni proposte operative che potessero sollevare l’Italia dai “disastri del diabolico Berlusconi, che per cinque anni non ha fatto altro che tutelare i suoi interessi e ci ha condotti ad uno stadio di povertà tale che quasi tutti appena ci sono 3 o 4 giorni di vacanze vanno al mare e riempiono ristoranti pizzerie hotels e localini vari.”
Ci è voluto molto poco per deludere ogni loro aspettativa.
Ciò che ci stanno propinando è una società bieca e immorale come quella olandese, ma allo stesso tempo vecchia e brutta come le peggiori dittature comuniste.
Si spazia dai pacs all’amnistia per i detenuti, dalle staminali di Mussi alle pillole abortive della Turco, infischiandosene completamente della volontà del popolo italiano.
Ed in questo proliferare di dichiarazioni di schegge impazzite che ormai non sono d’accordo più nemmeno sul menù delle cene luculliane nelle quali mangiano a sbafo a nostre spese, quella di oggi le supera tutte per stupidità e mancanza di ogni minimo rispetto per la vita umana.
Questa volta la genialata arriva dal ministro Ferrero che propone nientedimeno che “lo spaccio di stato”
Vorrebbe, infatti, aprire delle stanze in cui i tossicodipendenti possano drogarsi liberamente, le cosiddette stanze buco.
Spero poi, però, che questo pozzo di scienza vada di famiglia in famiglia per spiegare ai genitori di tutti i ragazzini che si avvicineranno alla droga istituzionalizzata, la “buona fede del suo gesto”.
Non c’è che dire, questo governo è in piedi da poche settimane e abbiamo gia il voltastomaco, se davvero durasse cinque anni ci sarebbero tantissime ulcere da curare.

                                                                                Il grande gabbiano


 




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11 giugno 2006

MAGDI ALLAM: IO AMO L’ITALIA (MA GLI ITALIANI LA AMANO?)

Qualche giorno fa ho acceso distrattamente la televisione e, facendo un po’ di zapping, la mia attenzione è stata subito catturata dall’intervista al giornalista scrittore Magdi Allam, ospite della trasmissione Uno Mattina.

 

Era lì per la presentazione del suo ultimo libro IO AMO L’ITALIA, che peraltro comprerò il prima possibile perché offre spunti e riflessioni molto interessanti.

Il suo essere voce fuori dal coro, ed, allo stesso tempo, un rappresentante dell’islam moderato infatti, da un valore aggiunto ai nostri pensieri sulla questione terrorismo e sulla cattiva gestione del problema da parte dei numerosi pacifinti che sventolano bandiere arcobaleno, chiamano terroristi i nostri soldati ed invocano la loro morte nelle diverse piazze italiane, con la diabolica frase che ormai tutti conosciamo.

Ma possibile che un uomo di origine islamica riesca a comprendere meglio di noi italiani che siamo arrivati ad una tale perdita di valori da non amare più la nostra patria e da legittimare tutti coloro che ne rappresentano una minaccia?

Io penso che questo libro sia un invito al risveglio che ognuno di noi dovrebbe cogliere.

 

Riporto qui un brano del saggio:

 

Oggi siamo tutti a rischio perché è venuto meno il valore fondante della nostra umanità, il valore della sacralità della vita. Nel mondo islamico il nichilismo è degenerato nel disconoscimento del diritto alla vita propria e altrui, al punto che assistiamo a dei terroristi suicidi- omicidi che si fanno esplodere addirittura dentro le moschee, nella certezza di conquistare il paradiso islamico massacrando dei fedeli musulmani che pregano il loro stesso Dio all'interno del luogo di culto di Dio.

Ma, ahimè, abbiamo a che fare anche con un Occidente in preda al nichilismo e al relativismo culturale, la cui magistratura legittima questi terroristi suicidi-omicidi, i cui politici corteggiano gli estremisti islamici illudendosi che così facendo si calmeranno le acque e salveranno la pelle. Sì, è possibile che salveranno la pelle nel breve termine, ma è certo che perderanno tutto il resto, a cominciare dal diritto alla vita dei loro figli e dal bene della civiltà occidentale i cui valori sono un patrimonio dell'umanità.

La battaglia comune che ci attende, in Italia, in Occidente e nei Paesi musulmani, è essenzialmente una battaglia di idee affinché trionfino valori in grado di cementare una comune civiltà dell'uomo. Sono i valori del primato della vita, della centralità dell'individuo, del rispetto dei diritti fondamentali della persona. Che cosa ci impedisce oggi in Italia di affermare i nostri valori e la nostra identità? È solo la nostra incapacità o mancanza di volontà a risultare credibili, a far applicare le leggi e a far rispettare le istituzioni. Dobbiamo biasimare soltanto noi stessi. Sbagliano coloro che, per tenersi buoni gli estremisti islamici, per scongiurare che anche l'Italia possa essere oggetto di un attentato terroristico, finiscono per scendere a patti con loro, mercanteggiando sulle leggi dello Stato, legittimando dei fuorilegge. Mi sconcerta l'Italia che mette sullo stesso piano Bin Laden e Bush, l'attentato e la rappresaglia, il terrorismo e la guerra sferrata da chi si difende dal terrorismo.

Mi preoccupa l'Italia che manda i suoi militari e i suoi carabinieri in Iraq e poi sembra darli in pasto ai terroristi definendoli «forze di occupazione», ignorando che sono pienamente legittimati sul piano internazionale dalla risoluzione 1511 del 16 ottobre 2003, che l'Iraq è uno Stato pienamente sovrano sulla base della risoluzione 1546 dell'8 giugno 2004 e che il regime di occupazione è cessato dal 28 giugno 2004. Mi lascia perplesso l'Italia che guarda all'Onu come a un totem da venerare quando si tratta di condannare la «guerra illegale» in Iraq, dimenticando che anche gli interventi militari a cui ha partecipato in Bosnia nel 1995, in Kosovo nel 1999, a Beirut nel 1983 e nel Sinai nel 1981 sono avvenuti senza l'autorizzazione dell'Onu, eppure vengono considerati legittimi dalle forze politiche di destra e di sinistra. Mi indigna l'Italia che nobilita il terrorismo qualificandolo «resistenza», quasi gioendo per la lunga scia di sangue in Iraq perché sarebbe la prova della «guerra civile». Ma soprattutto provo orrore per l'Italia che è intollerante nei confronti di se stessa, della propria identità nazionale, dei propri valori.

L'Italia ammalata di intolleranza schizofrenica, che si tramuta in un omicidio- suicidio dell'anima prima ancora che del corpo. L'Italia che ripudia parte di sé, che usa la violenza verbale e fisica per aggredire se stessa, che esulta «dieci, cento, mille Nassiriya», che ha trasformato la festa della Liberazione nella giornata nella disunione nazionale, che innalza differenti vessilli partigiani ma quasi si vergogna di marciare unita all'insegna del tricolore. L'Italia che brucia le bandiere dell'America, che l'ha liberata, e di Israele figlia dell'Olocausto, che ha alimentato. L'Italia dell'islamicamente corretto che si fa in quattro per condannare le vignette su Maometto, ma tace sull'oltraggio a Gesù. L'Italia che deve ancora imparare ad amarsi, rispettarsi, fare il proprio bene. Noi vogliamo unire la nostra voce a quella del papa Benedetto XVI contro la «anticultura della morte» e la «cosificazione dell'uomo». Vogliamo dar corpo e forza al «Movimento per la vita e la libertà» che unisca cristiani, laici e musulmani di buonsenso nella battaglia per i valori umani universali. Diciamo no al relativismo culturale ed etico, no al negazionismo e al revisionismo storico, no al nichilismo valoriale e ideologico, no al multiculturalismo e all'assimilazionismo.

Diciamo sì alla sacralità della vita di tutti, sì al valore fondamentale della libertà, sì alla centralità della persona, sì a un'identità forte e condivisa.Io, che non sono cristiano, riconosco che la parabola di Gesù è la più adeguata a raffigurare la realtà odierna e il compito che ci attende. Nel Vangelo secondo Matteo si legge: «Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti coloro che vendevano e compravano nel tempio, rovesciando i tavoli dei cambiavalute e i banchi di quelli che vendevano le colombe. E disse loro: "Sta scritto: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri"». Ecco: i templi dell'Occidente e dell'Islam sono stati trasformati in una spelonca di ladri e devono essere liberati da coloro che per ignoranza, ingenuità, paura, viltà, ipocrisia, cinismo, avidità, fanatismo, odio e ideologismo hanno venduto l'anima e se stessi a un nemico interno e a un nemico esterno.

Dunque, seguiamo l'esempio di Gesù: cacciamo i mercanti dal tempio! Questo non è il tempo del compromesso, perché non si mercanteggia sulla vita e sulla libertà. Questo non è il tempo del dialogo, perché non si devono legittimare i predicatori d'odio. Questo non è il tempo della pace, perché dobbiamo prima liberarci dei burattinai del terrore che ci hanno dichiarato guerra. Questo è il tempo della chiarezza, perché o si sta dalla parte della vita e della libertà o si sta dalla parte della morte e della tirannia. Questo è il tempo della fermezza, perché solo difendendo senza se e senza ma la sacralità della vita, tuteleremo la libertà. Questo è il tempo di cacciare i cacciare i mercanti dal tempio, perché se non lo facciamo noi, se non lo facciamo ora, noi soccomberemo e con noi morirà la civiltà umana. Rimbocchiamoci le maniche, diamoci la mano e collaboriamo insieme per salvare l'Italia, l'Occidente e l'Islam.

 Magdi Allam

 




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31 maggio 2006

BLOG IN FERIE



Passerò qualche giorno in Valle d'Aosta, dove non avrò un pc a portata di mano per aggiornare il mio blog.
Per questo volevo cogliere l'occasione per salutare tutti i miei visitatori e dir loro che tornerò a scivere il prima possibile :-)
Ciao a tutti.

                                                                      Il Grande Gabbiano




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30 maggio 2006

MALA TEMPORA CURRUNT

E’ il momento di riflettere…

La rivincita in cui tutti noi speravamo non c’è stata e la sinistra con tutte le sue contraddizioni interne e le magagne cui abbiamo assistito negli ultimi mesi è ancora sulla cresta dell’onda.

Ci rallegriamo per il buon risultato siciliano e per la vittoria al primo turno della Moratti, ma tutto ciò non basta ad alleggerire le nostre menti dall’amarezza di questo esito elettorale.

Sicuramente si possono apportare valide motivazioni, come le differenze sostanziali che sussistono nell’elettorato delle amministrative rispetto a quello delle politiche. Senz’altro la scarsa affluenza alle urne non ha giocato a nostro favore; ma ciò non basta a giustificare tale fallimento.

Al nostro Cavaliere va rimproverata la sua politica di strumentalizzazione di questa nuova tornata elettorale come una sorta di delegittimazione degli avversari, se non altro perché gli si è ritorta contro.

Bisogna, tuttavia, indagare sulle ragioni profonde del cambiamento di rotta dell’elettorato italiano e partire da tale dato per trovare una strada da percorrere per restituire alla nostra parte politica il prestigio di un tempo.

Ciò che contraddistingue la loro strategia politica dalla nostra è il concetto stesso di “militanza”.

La sinistra italiana ha saputo utilizzare molto bene lo strumento della demagogia e della delegittimazione dell’operato degli avversari per tutti i cinque anni del Governo Berlusconi.

L’ex maggioranza, ha deciso di non opporre resistenza a tale “modus operandi”, percorrendo la strada del silenzio.

Ciò che dobbiamo senz’altro rimproverarci è la totale assenza di comunicazione con il cittadino attraverso una rete capillare su tutto il territorio nazionale.

Si è incrinato il rapporto di fiducia tra gli elettori e i propri leaders e ciò ha comportato un’astensione o peggio ancora un cambiamento radicale di fronte politico.

E’ per questo che adesso l’unica via che io ritengo percorribile è quella di far leva sulla base dell’elettorato attraverso una politica di coinvolgimento costante e non sporadico, attraversando la via del dialogo con il cittadino a tutti i livelli; lasciando pochi margini agli avversari nella gestione di quella che è la politica per il sociale nel nostro paese

E’ necessario che chi è dalla nostra parte non sia più soggetto passivo della politica ma decida di scendere in campo in prima persona per affermare i valori che ci accomunano.

 

                                                                                      Il Grande Gabbiano.

 

 




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